Famiglia perfetta? No. Famiglia comica? Assolutamente sì.” 👩😉😔😍

 

Famiglia perfetta? No.

Famiglia comica? Assolutamente sì.

👩😉😔😍

Mandy pensava di essere normale… finché non si è ritrovata in un vestito da meringa rosa, una madre che cucina come un’arma impropria, un padre scrittore che legge solo lui e una fuga in bicicletta per salvarsi dal sugo esplosivo.

CAPITOLO 2

Mi presento: mi chiamo Mandy e sono una ragazza che, fino a poco tempo fa, credeva che le favole esistessero solo per i sognatori e per i bambini.

Io, dopo una vita abbastanza tranquilla e senza grandi scossoni, ho capito una cosa… anzi, un segreto: la vita è una grande fregatura.

 E più mi guardo con questo abito da meringa rosa, più ne sono convinta. Sul serio. Sono alta nella media, niente di straordinario, ma abbastanza da non perdermi nella folla. I miei capelli castani, invece, sì che si fanno notare: lunghissimi, il mio orgoglio personale.

 Di solito li lascio sciolti, perché fanno scena da soli; quando ho fretta li lego in una coda altissima, e nei giorni di creatività mi invento acconciature che nessuno ha mai visto prima. Amo vestirmi comoda: vivo praticamente in lino.

 Pantaloni, shorts, camicie leggere… tutto ciò che è pastello e non stringe, è mio. Ho gli occhi azzurri , quelli non li ho scelti, ma li apprezzo e un sorriso che, modestia a parte, funziona quasi sempre. Insomma, una ragazza normale. 

O almeno così pensavo, prima che la mia vita decidesse di prendere una piega completamente diversa. Vivo in una di quelle classiche case che si vedono nei film: una casetta di legno bianca, di buone dimensioni, posata lungo un vialetto americano in una piccola cittadina dove ci conosciamo tutti… o quasi.

 I fiori sono perfettamente allineati lungo tutto il perimetro della casa,  e le finestre azzurre spiccano come in una cartolina. È una delle case più ammirate della zona. Perché? Beh, semplice: mia madre è ossessionata dall’arredamento.

 Anzi, è una vera arredatrice. Ha studiato a New York, è diventata famosa nel suo campo e poi, quando è rimasta incinta di mio fratello maggiore, ah sì, ho un fratello, ma di lui vi parlerò più avanti, ha deciso di trasferirsi con mio padre fuori dalla Grande Mela per una vita tranquilla e senza stress. Spoiler: non ha funzionato. Almeno non per me. 

Perché io… io sono nata stressata. Lo ammetto senza vergogna: lo stress lo bevevo insieme al latte del biberon. Sono arrivata due anni dopo mio fratello maggiore, Timmy. Lui è il classico fustacchione americano: alto, atletico, con la sua immancabile giacca da baseball e quel sorriso da “bello della scuola” che fa svenire metà della contea. Fin da piccolo non poteva fare un passo senza avere dietro una fila di ragazzine pronte ad accompagnarlo a scuola.

 Facevano a gara per stargli accanto. A lui non importava… o almeno fingeva che non gli importasse. La verità? Ne era orgoglioso eccome. La sua vera passione, però, è sempre stata il baseball. Passione ereditata da nostro padre che, prima di diventare uno scrittore di gialli e thriller, era il capitano della sua squadra universitaria. Poi un infortunio gli ha rovinato la possibilità di diventare professionista. (Perché sì, la vita è una fregatura. E io lo so bene.) 

 Mia madre, dopo una vita newyorkese fatta di tacchi alti e tailleur eleganti, oggi sembra una di quelle donne country inglesi: gonne lunghe a fiori, capelli raccolti in uno chignon sempre un po’ spettinato e una passione smisurata per i fiori e la cucina.

 Ora lavora online: le clienti la contattano e, quando non può fare tutto da remoto, prende il treno e vola a New York per sistemare case, colori e vite altrui. Si chiama Shelly. È alta, bionda, con occhi verdi e un sorriso capace di conquistare anche il più burbero degli esseri umani.

 Lei vive in un mondo tutto suo, fatto di arredamenti, palette colori e mazzi di peonie fresche. E da qualche mese si è innamorata della cucina italiana. Che dire… a me non dispiace mangiare lasagne, pizza e spaghetti. Il problema è come li cucina lei. A volte le lasagne sono bruciate, altre volte la pasta potresti usarla come colla industriale. E il pane? Si ostina a farlo da sola. Se lo lanci, potresti tranquillamente stendere un cristiano. In famiglia , mio padre,mio fratello e io , abbiamo un patto segreto: farle sempre i complimenti e mangiare quello che possiamo. Il resto finisce nel contenitore nascosto sotto la tavola. Quando lei si allontana, infiliamo dentro tutto ciò che rischia di ucciderci e poi fingiamo di aver spazzolato il piatto.

 Furbi, vero? Di chi credete sia stata l’idea? Mia, ovviamente. 

Sono io la genia di casa: dove c’è un problema, arrivo io con la soluzione. E ora arriviamo a mio padre. Beh… io lo adoro. Sono la classica figlia innamorata di suo padre, quella che lo guarda come se fosse un supereroe senza mantello. Io e lui ci capiamo al volo: fin da quando ero piccola, era sempre il primo a capire se non stavo bene, se avevo fame, se avevo bisogno di un abbraccio.

 Mia madre arrivava dopo. Lui no. Lui c’era sempre. È un bell’uomo e non lo dico perché è mio padre: è davvero uno sballo. Alto, capelli castano chiaro, occhi neri e un fisico che farebbe vergognare molti ventenni.

 Si allena tutte le mattine , mentre io dormo come un sasso , si alza, prepara il suo beverone verde pieno di verdure e parte per la sua corsa quotidiana. Poi torna, fa la doccia, ci chiama e prepara la colazione. Salutista, ovviamente. Chiarissimo. Dopo colazione si chiude nel suo studio e scrive. 

Scrive e riscrive. I suoi libri li comprano gli amici, qualche appassionato di gialli e thriller, e un paio di vicini che fingono di averli letti. Si chiama George, ed è una forza della natura: quando si mette qualcosa in testa, non c’è verso di fermarlo. Ecco… lì non gli assomiglio molto.

 Io, a volte, mollo prima ancora di iniziare. E lui, guardandomi negli occhi, mi dice sempre: “Mandy, devi credere di più in te stessa. Nelle tue potenzialità.” E ora, mentre ripenso alle sue parole, mi riguardo allo specchio e sussurro: “Quali potenzialità, papà? Forse quella di riuscire a sopravvivere un giorno intero dentro questo vestito da meringa?” Bene, ora me lo tolgo.

 Sfilo il vestito da meringa, lo appendo con cura e mi rimetto i miei shorts bianchi, una t-shirt e le mie scarpe da tennis.

 Molto meglio. Decisamente più io. Scendo in cucina e mi trovo davanti una scena degna di un film comico: mia madre sta guardando un video di una cuoca italiana che prepara il sugo, e lei… cerca di imitarla. Il risultato? 

Gesti indecifrabili, una pentola piena di pomodoro che sta letteralmente spruzzando ovunque, e mia madre che impreca in modo tutt’altro che elegante. Io, ovviamente, me la svigno senza che lei se ne accorga. 

Apro la porta piano piano e, come un gatto ninja, afferro la mia bicicletta e scappo via. Direzione: casa della mia amica Laura, che presto si sposerà. 

 Oggi è domenica, quindi sono libera. Mentre pedalo penso solo a una cosa: spero di riuscire a mangiare qualcosa di decente. O magari mi fermo da Laura… sua madre sì che sa cucinare. Ecco, vedete? C’è un problema e io lo risolvo in un battito di ciglia. 

 Peccato che con la mia vita sentimentale non funzioni così. Ma questa… questa è una lunga storia. Ve la racconterò più avanti.

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